| Monete con San Giorgio >> |

Dopo una prima sperimentazione del 1637 (con il volto della Vergine di fronte) dall'anno successivo fu modificata l'iconografia tradizionale per cui, dopo quasi 500 anni, l'emblema del "castello/porta urbica" viene sostituito dalla rappresentazione della Madonna su nubi, col Santo Bambino e lo scettro. Scompare il nome di Re Corrado, e viene introdotto, di regola, il motto "ET REGE EOS", tratto dal "Te Deum".
Pare che l'Imperatore si fosse molto irritato coi Genovesi per la cancellazione dalle loro monete del nome di Re Corrado ma che l'irritazione sia cessata appena i Genovesi gli fecero pervenire un congruo omaggio in oro.
L'immagine della Vergine fu tratta da un'opera di Domenico Fiasella (1589-1669), detto il Sarzanese, che dal 1618 dimorò a Genova e lavorò presso la bottega del Paggi.
E' questo il periodo nel quale la monetazione genovese raggiunge la massima qualità artistica, permessa anche dalle monete di grande modulo e dalle innovazioni tecnologiche. Nella seconda metà del XVII secolo viene introdotto anche il torchio, mosso da un mulino a trazione animale, per la stampatura delle monete, con il quale si ottengono monete di fattura diversa, piú regolare e contrassegnata da incisioni e iscrizioni sul bordo per impedire la pratica della tosatura.



































Ultima modifica: Domenica 26 giugno 2011 alle ore 10:51, DIZZETA