Sulle origini della zecca di Ancona, cosí come per buona parte di quelle marchigiane, esistono pochissimi documenti. Il Biaggi data le prime monete anconetane a metà del XIII secolo, probabilmente per il fatto che esistono diverse segnalazioni di una Convenzione Monetaria tra Ravenna ed Ancona del 1249 (convenzione che tra l'altro nessuno avrebbe potuto visionare). Ma già nel 1233, in una lettera di minaccia di scomunica indirizzata al comune di Ancona, Gregorio IX ricordava che in tutta la Marca solo Ancona usufruiva della moneta. Ma già nel gennaio 1170 in un documento di cessione del castello di Vergigno al comune di San Ginesio si parla di moneta ravennate ed anconitana (documento segnalato dal Castellani, ma riportato già da Benigni Telesforo in Colucci G.: Delle Antichità Picene - Fermo 1793). Di recente, dal volume di Dubbini e Mancinelli si legge dai Regesti Senigalliesi (sec. VII-XII) che "i denari ravennati ed anconitani sono citati dal 1114 al 1199, e che in quel periodo le transazioni avvenivano anche con denari lucchesi, veronesi e attraverso scambi di merci varie".
Da una serie di studi si evincerebbe inoltre che sino alla metà circa del XIII secolo, la produzione monetaria anconitana sarebbe solo di "denari" del peso di circa gr. 0,65 recanti al D/ DE ANCONA e la croce ed al R/ PP S QVIRIA CVS con le ultime tre lettere disposte a triangolo nel campo centrale. A partire dalla metà circa del XIII sarebbe iniziata l'apparizione del "grosso primitivo" di ottima lega e del peso di circa gr. 1,40 • Attorno al 1280 ci sarebbe l'apparizione del "grosso agontano" del peso di circa gr. 2,3 e rappresentante al R/ la figura di S. Ciriaco, moneta che tanto prese campo nella monetazione medioevale e fu imitato da molte altre zecche. Quasi contemporaneo all'agontano e comunque prima della fine della prima metà del XIV secolo ci sarebbe l'apparizione del "bolognino" classica moneta di origine bolognese.
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