| << Denari papali "Antiquiores" 772-983 |

Capitale di uno sterminato Impero, un tempo, e centro della civiltà, la Roma medievale sembra smarrire vitalità ed energia. Nel VII secolo la sua popolazione si riduce a circa 20-30 mila abitanti. In questo vortice di decadenza, il papato diviene il riferimento principale religioso-politico e la città si converte in Capitale della Cristianità. Tuttavia, il popolo romano non identificherà mai del tutto il Papa come suo sovrano indiscusso e tanto meno riconoscerà l'autorità imperiale, anzi, svilupperà un'autonomia cittadina limitandone il potere attraverso le grandi famiglie aristocratiche romane, approfittando anche delle controversie tra le due Entità. Saranno secoli di continui dissidi e lotte intestine, anche violente, che obbligheranno Eugenio III nel 1145 a tornare nella sua Viterbo e Clemente V a trasferire la sede papale ad Avignone, contribuendo cosí al consolidarsi del potere senatoriale romano •
Nell'VIII secolo furono Pipino I e Carlo Magno a porre le basi per una nuova Chiesa separandola dalla tutela di Bisanzio prima, e dei Longobardi dopo. Da Vicario di Bisanzio, il papa diventò Vicario di Cristo. Furono i Papi per primi a dare a Roma il nome di Repubblica Romana anche perché la loro elezione dipendeva da un'assemblea popolare. Tuttavia, l'Aristocrazia romana ridiede vita al Senato rivendicando diritti già appartenuti in passato. Il popolo romano era mutabile nelle sue idee e si divideva periodicamente tra Imperatore e Papa anche se sempre avverso alla Teocrazia Papale •
I teorici della fondazione libertaria comunale della Repubblica Romana (Renovatio Senatii) in opposizione al potere papale furono in ordine cronologico: Giordano Pierleoni, Arnaldo da Brescia (proclamò ufficialmente la Repubblica con l'antica formula SPQR ed organizzò il sistema di pensiero del Pauperismo in contrapposizione con l'opulenza delle gerarchie ecclesiastiche) e Marsilio da Padova insieme a Guglielmo di Ockam. Ognuno con la propria scuola di pensiero capace di contrastare alcuni dogmi consolidati che fondavano i principi di vita religiosi del tempo (ad es. l'Universalismo Papale). Alcuni studiosi cattolici di oggi definiscono le loro teorie falsi medievali (devozione antica) ed i loro ideatori "venerabili falsari" •
La Repubblica resse con autorità fino al 1354 circa, quando il Cardinal Egidio d'Albornoz, sopraggiunto da Avignone su mandato papale e decaduto l'usurpatore Cola di Rienzo, riesce con abile politica a creare una soddisfacente compatibilità politica tra Papato e Comune. Urbano V prima, nel 1367 e Gregorio XI dopo, nel 1377, ripristinarono a Roma la Sede pontificia, con alterna fortuna. Ciò nonostante per oltre un secolo ancora l'Urbe continuò ad essere teatro di scontri tra Nobiltà, Popolo, Papi e Principi italiani e stranieri. Il Grande Scisma nel 1378 tra Papa Urbano VI e l'Antipapa Clemente VII contribuí ad alimentare ogni sorta di avversità alla città che visse anche momenti tragici •
La Repubblica Romana si spense con la morte di Ladislao di Durazzo (Regnante di Napoli) invasore e la fine dello Scisma e cessò definitivamente nel 1434 dopo un fallito tentativo dei Colonna per una nuova libertà repubblicana a danno di Martino V •
Dopo due secoli di inattività dall'ultimo denaro papale coniato, periodo nel quale le principali monete circolanti erano il denaro pavese e lucchese, oltre a nominali stranieri, la Repubblica ed il Senato riaprirono la zecca di Roma nel 1184 circa facendo coniare inizialmente moneta in mistura e poi in argento e oro, anonima o in alcuni casi con nominativo dell' Autorità emittente •
In numismatica le monete emesse dal Senato Romano debbono essere considerate monete pontificie (paradosso numismatico), a parte i denari provisini di Cola di Rienzo, Pietro II di Vico e Ladislao di Durazzo, e ciò si evince in base ad alcuni documenti scritti nei quali si legge che è IL PONTEFICE A DELEGARE IL SENATO ad emettere moneta, avendone un provento in percentuale da parte della zecca. Il Pontefice ha diritto di signoraggio sulle monete mentre l'emissione rimane riservata al Senato Romano •
Per lo svolgimento e le elencazioni delle schede utilizzeremo (anche se con libere interpretazioni nei commenti, nella scaletta, nella riunificazione dei tipi e l'aggiunta del grado di rarità) lo studio di F. Muntoni, che, anche se ormai datato e bisognoso di nuova linfa, rimane ad oggi la Bibbia delle monete papali •


Ultima modifica: Mercoledì 10 gennaio 2018 alle ore 15:30, adolfos