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In politica estera, cercò di sottrarre lo Stato dalle mire delle potenze imperialiste impegnate a conquistare il controllo economico del Mediterraneo. A tal fine utilizzò gli strumenti del protezionismo e dell'autarchia per limitare soprattutto le ingerenze inglesi negli affari interni del Regno, cosí come avvenne in occasione del contenzioso anglo-napoletano sulla produzione dello zolfo in Sicilia. Lo scontro ideologico fu la causa della rottura diplomatica con i britannici che avviarono con ogni mezzo una politica destabilizzante nei confronti del Regno delle Due Sicilie culminato nel 1860 con l'appoggio diplomatico e materiale alla spedizione dei Mille fino alla futura annessione di Napoli al Piemonte.
Gli anni fra il 1847 ed il 1849 furono fra i piú difficili a causa del crescente isolamento internazionale aggravato dai continui sussulti carbonari che interessavano le monarchie di tutta Europa. Risolta la questione del '48, ivi compresa l'assoluta necessità di mantenere la Sicilia nell'ambito dello stato unitario delle Due Sicilie, Ferdinando si impegnava fortemente a ricostruire il Regno soprattutto nel miglioramento delle infrastrutture nei domini "al di là del Faro": per il reperimento di questi capitali si cercò di economizzare senza aggiungere nuove imposte sui consumi popolari. Il Re diede il buon esempio riducendo il suo appannaggio, circostanza non comune nella storia dei governi europei in regime assoluto o costituzionale.
Dal 1853 alla fine del Regno furono anni di benessere anche se assicurati da una forte presenza della polizia attenta a controllare possibili rigurgiti liberali che furono comunque causa di diversi attentati tra i quali un tentativo di regicidio nel 1856 e l'esplosione nel 1857 della pirofregata Carlo III nel porto militare di Napoli.
Dopo circa trent'anni vissuti con enorme dispendio di energie fisiche e nervose, Ferdinando appariva appesantito e logoro nello spirito. Seppur sconsigliato dai medici, nel gennaio 1859 volle comunque intraprendere un viaggio per fare la conoscenza di sua nuora Maria Sofia di Baviera, sposa del principe Francesco, salpata da Trieste alla volta di Bari. Durante il viaggio di ritorno le condizioni del sovrano si aggravarono ulteriormente; riportato in tutta fretta alla reggia di Caserta, Ferdinando sarebbe morto dopo quattro mesi di tremenda agonia causata forse da una piomiosite inguinale di misteriosa origine.
Ferdinando II rappresenta l'ultimo esponente di quell'assolutismo illuminato che caratterizzò il '700 europeo e napoletano.
















Ultima modifica: Martedì 7 luglio 2015 alle ore 20:56, mper