| << Filippo V 1719, occupazione spagnola | Carlo di Borbone (1734 - 1759) >> |

Carlo nacque nel 1685 a Vienna, figlio dell'Imperatore Leopoldo I e della terza moglie Eleonora.
Per due volte si era spinto fino a Madrid, nel 1706 e nel 1711, cercando cosí di rafforzare le mire espansionistiche della Casa d'Asburgo sul trono di Spagna, ma ogni volta fu costretto a ritirarsi.
Nel 1707 venne in possesso del Regno di Napoli e nel 1711 ottenne la corona imperiale.
Con la pace di Utrecht nel 1713, Carlo ebbe dall'eredità spagnola i Paesi bassi, Milano, Napoli e la Sardegna, eredità confermata con il trattato di Rastadt (1714). Nel 1720 Carlo venne in possesso delle Sicilia, lasciando la sovranità della Spagna a Filippo V.
All'inizio l'occupazione austrica venne accolta dai siciliani con entusiasmo, che andò pian piano scemando a causa dell'aumento delle tasse. Tanto che, 14 anni dopo le truppe di Carlo di Borbone vennero salutate con entusiasmo.
Nota sigle:
Incerta è ancora oggi l'attribuzione delle lettere C • P •
Eugenio Scacchi ha avanzato l'ipotesi che stiano per "Corte di Palermo", cosí come le lettere R C sulle monete battute da Carlo II e Filippo V equivalevano a Regia Corte,
Nota legenda:
Il titolo Re di Gerusalemme fu accostato per la prima volta alla corona siciliana nel 1225, quando Federico II di Svevia sposò Jolanda (o Isabella) di Brienne, figlia di Giovanni Re di Gerusalemme. Il titolo venne rivendicato e ostentato dai sovrani siciliani e in seguito napoletani, fino all'unificazione d'Italia.
Nota miniere
Il 12 gennaio 1726 una lettera inviata dal marchese di Rialp al Vicerè, lo informa dell'intenzione che aveva l'imperatore Carlo III d'Austria di aprire miniere in Sicilia.
Il conte di Palma dà incarico a D. Francesco Hausgenos , Consigliere dei Conti, di esaminare le possibilità di porre in atto il desiderio imperiale. Non trovando maestranze locali si ricorse all'esperienza di militanti austriaci del regimento del conte di Traun e Paraith.
Si fecero campionature tecniche nei territori di Alí e Fiumedinisi. A seguito di espresso ordine del Generale Wallis, all'operazione diede il proprio aiuto il tenente Barrera, di stanza a Scaletta a sud di Messina.
Il 23 Novembre del 1726 presa visione del lavoro, il Marchese di Rialp aveva cosí ordinato l'apertura delle miniere siciliane.
Nel 1727 iniziarono i lavori affidati al Generale Wallis e piú tardi al conte Traun. Si stanziò la somma di 10000 fiorini per le paghe e le spese, vennero mandati 400 galeotti per lavorare negli scavi e operai tedeschi che avrebbero lavorato come sovrastanti.
Il 3 Febbraio 1730 viene annunciata, in documento che si conserva nell'Haus-Hof, und Staatarchiv di Vienna, la coniazione di nuova moneta in Sicilia. L'estrazione del minerale dalle miniere in Sicilia venne fortemente osteggiato dal duca di Cesarò, Don Gabriele Calogero Colonna che rese la vita difficile a Gotz Christoph designato dalla Corte di Vienna come "maestro di montanistica".
Nonostante il diretto intervento dell'Imperatore, Gotz dovette arrendersi e chiese di tornare in patria. La gestione delle miniere era ora in mano ai nativi , ma il lavoro era condotto sul filo della logica della rapina, clandestinamente e senza puntellamento delle volte.
Nella cittadella di Messina si approntarono i forni per la fusione del minerale utilizzando fossile combustibile estratto nella valle del Gravitelli in Messina evitando cosí di trasportare il minerale in Ungheria. Oltre al rame, all'argento il minerale trattato diede una certa quantità di oro. Da ogni cento libbre di arena metallica ricavarono 13 libbre d'oro, 24 d'argento ed il rimanente "capo morto" cioè rame.
Ultima modifica: Giovedì 25 dicembre 2008 alle ore 10:57, carlino