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Reggio Emilia

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tricolore vessillo della Repubblica Cispadana

tricolore vessillo della Repubblica Cispadana
ORIGINI: il nome della città di Reggio sembra che risalga dalla lingua celtica Rigion o Region poi romanizzato in Regium ed in seguito mutato in Regium Lepidi.

E' Tito Livio che per primo, nel raccontare delle gesta di Marco Emilio Lepido impegnato nella guerra contro i Liguri Friniates, parla in modo diffuso del territorio reggiano; lo stesso Marco Emilio Lepido, al termine della vittoriosa campagna militare tornò in Emilia e diede inizio alla costruzione della arteria stradale che doveva unire Rimini a Piacenza e che da lui prese il nome. Su tale arteria era situata anche la Rigion celtica che prese poi il nome di Lepidum Regium forse proprio per caratterizzare i luoghi della vittoriosa campagna militare del console romano.

Le notizie su Reggio sono molto scarse sia nelle fonti romane che in quelle successive alla caduta dell'impero, certo è che alla fine del IV secolo Sant'Ambrogio la cita fra le città semidirute.

Nel 569 il re longobardo Alboino la eresse a sede di un ducato ma solo all'inizio del X secolo Reggio venne nuovamente protetta da un castrum. Dall'anno 1002 i territori di Reggio, unitamente a quelli di Parma, Modena, Mantova, Brescia, Ferrara, finirono sotto l'influenza dei Canossa e nel 1076 divennero patrimonio della Contessa Matilde.

Nel 1167 la città aderí alla Lega Lombarda partecipò alla congiura di Pontida ed alla battaglia di Legnano. Nel 1183 i rappresentanti della città sottoscrissero il trattato di Costanza e da quel momento iniziò un periodo di relativa prosperità che sfociò nell'apertura di una zecca cittadina con emissione di monete a nome del Vescovo Nicolò Maltraversi (concessione imperiale del 1219). Nel frattempo la città riuscí ad estendere il proprio controllo anche sui castelli dei territori limitrofi ma presto iniziarono forti lotte interne dapprima fra le famiglie piú influenti della città, poi fra gli esponenti delle fazioni guelfe e ghibelline; a questi conflitti intestini si alternarono le guerre con Parma (1152), con Modena (1201) e con Mantova (1205 - 1225). Nel 1265 i guelfi riuscirono a prevalere sui ghibellini ma questo non portò la fine delle lotte interne che proseguirono con dissidi fra vescovo e comune e fra fazioni famigliari.

Per arrivare ad una definitiva pacificazione i notabili di Reggio chiesero al Marchese Obizzo II d'Este signore di Ferrara di assumere il governo della città per un periodo di tre anni. Obizzo dapprima rifiutò poi si presentò in città con molti soldati, investito dell'incarico assunse il controllo della città, fece rientrare in città i guelfi esiliati procedendo poi all'eliminazione dei potenziali oppositori e governò la città fino alla morte (1292). La carica passò al figlio Azzo che, a causa della sua crudeltà venne cacciato dai reggiano. Reggio divenne in seguito una repubblica per divenire poi vicariato imperiale e feudo pontificio. In seguito ne prese possesso il re Giovanni di Boemia poi fu tenuta da Nicolò Fogliani, da Martino della Scala e, dal 1336, da Luigi Gonzaga. Passò poi sotto il dominio dei Visconti di Milano, di Ottobono Terzi di Parma che venne ucciso da un sicario di Nicolò III d'Este che divenne a sua volta signore della città nel 1409.

Nel 1452 Borso d'Este ottenne dall'imperatore Ferdinando III il titolo di duca di Modena e di Reggio. Nel 1477, viste le pressanti richieste dei notabili della città, Ercole I accordò il permesso di riaprire la zecca cittadina. Nel 1512 Alfonso I (vedi scheda), succeduto ad Ercole nel 1505, in seguito alla scomunica, consegnò la città al papa Giulio II, ne rientrò in possesso solo nel 1523. In questo lasso di tempo i papi Giulio II, Leone X ed Adriano VI fecero coniare dalla zecca di Reggio monete a loro nome.

Ad Alfonso nel 1534 subentrò Ercole II (vedi scheda) a cui succedette Alfonso II (vedi scheda) e nel corso del suo regno la zecca cittadina venne chiusa per sempre. Ad Alfonso II, morto senza successori, subentrò il cugino Cesare che, per la sua condizione di figlio naturale, perdette il ducato di Ferrara, che rientrò fra i possedimenti papali (1598). La capitale fu pertanto spostata da Ferrara a Modena. Il duca Cesare regnò per trent'anni. Morí nel 1628, il successore designato Alfonso III rinunciò al trono facendosi frate francescano. Il ducato passò quindi a Francesco I che dovette fronteggiare passaggi di truppe e tentativi di annessioni da parte di eserciti stranieri e anche l'epidemia di peste, che a Reggio fece circa 6000 vittime. Il successore Alfonso IV morí a vent'otto anni nel 1662. Fece in tempo però a ricevere dalla Spagna, nel 1659, il principato di Correggio, che era stato oggetto di contese negli anni precedenti.

La signoria Estense continuò senza interruzioni fino all' anno 1702, quando la città e il territorio furono occupati da Francesi e Spagnoli e piú tardi (1733-34) anche dagli imperiali per la guerra di successione. La città fu restituita agli estensi nel 1748.

Nel 1796, dopo la fuga del duca Ercole III, ultimo duca della dinastia Estense, Reggio Emilia fu al centro delle vicende rivoluzionarie italiane dapprima con la proclamazione della Repubblica Reggiana e poi come sede del congresso tenuto dal dicembre 1796 al gennaio 1797 in cui venne decretata la nascita della Repubblica Cispadana e l'adozione del tricolore in bande orizzontali verde, bianco e rosso come vessillo della neonata Repubblica. Il trattato di Vienna del 1815 restituí la città di Reggio a Francesco IV d'Asburgo d'Este (figlio di Ferdinando Carlo d'Asburgo, duca di Brisgovia e di Maria Beatrice d'Este, duchessa di Massa). Questi restaurò il potere monarchico su tutto il ducato ed imprigionò i carbonari. Coltivando lidea di divenire re d'Italia , o forse solo per doppio gioco, prese contatto con il patriota Ciro Menotti ma quando il 03/02/1831 a Modena scoppiò l'insurrezione, il duca fece arrestare Ciro Menotti e, dopo aver ripreso il controllo dei propri possedimenti, lo fece giustiziare assieme al reggiano Vincenzo Borelli. Francesco V fu l'ultimo duca di Modena e di Reggio, subentrato al padre nel 1846 venne ben presto travolto dalle ormai inarrestabili spinte risorgimentali.


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Riferimenti

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  3. BELLESIA LORENZO, Ricerche su zecche emiliane, Reggio Emilia, Nomisma 1997
  4. BELLESIA LORENZO, Le monete di Azzo d'Este per Modena e Reggio Emilia, Panorama Numismatico nr. 252 – giugno 2010
  5. BORGHI MARIO, Reggio comunale e la sua zecca, Banca di Credito Popolare e Cooperativo di Reggio Emilia, 1977
  6. MALAGUZZI VALERI FRANCESCO, La zecca di Reggio Emilia, R.I.N. 1894
  7. RUGGERO GIUSEPPE, Annotazioni numismatiche italiane, Modena od Urbimo?, R.I.N. 1897
  8. VARESI A., Monete Italiane Regionali - Emilia, Pavia 1998
  9. VERONESI MARIO, Il mezzo bagattino per Alfonso I proposta per una nuova catalogazione, Panorama Numismatico 2015

Ultima modifica: martedì 23 novembre 2010 alle ore 09:24, mariov60
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